La postina. Tre birre dalla GDO

Vi capita di fare una cosa con la consapevolezza che sarà una grandissima cazzata? A me è capitato più volte, l’ultima delle quali è una genialata che ha per protagoniste tre birre artigianali, o presunte tali.

I fatti che vado a raccontare risalgono all’estate di due anni fa. Giro in un discount, con l’intenzione di fare la spesa, e mi trovo di fronte una serie di birre che non conoscevo. Azzardo l’acquisto “a scatola chiusa” perché mi piace provare birre nuove, anche se non artigianali, perché può capitare una serata con vari amici o la grigliata con molti commensali e per forza di cose tocca buttarsi sui prodotti della GDO per non svenarsi.

Postina blanche

Ho iniziato l’assaggio del trittico Postina con la blanche che al naso regala sentori di crosta di pane e lievito inizialmente piacevoli, ma che tendono ad affievolirsi con il passare dei minuti lasciando il posto a una sgradevole percezione di zolfo.

Carbonazione elevata, direi eccessiva, (è la prima volta che con una blanche sparo dei rutti che nemmeno con la coca cola) tanto che si vedono copiose e durevoli bollicine risalire nel bicchiere manco fosse un prosecco o uno spumante. In bocca risulta piuttosto acidula, quasi citrica, e non troppo corposa mentre la schiuma, di media compattezza, non dà una mano alla bevuta essendo di brevissima durata.

Ho faticato non poco a terminare la bottiglia da 33 cl, colpa di quella strana sensazione sulfurea e della struttura che nel complesso trovo anonima. Forse accompagnandola con le giuste pietanze (presumo carni bianche o fritture di pesce) le sorti della bevuta potrebbero risollevarsi, ma non lo scoprirò mai perché non intendo ricomprarla.

Oggettivamente c’è tanto di meglio in commercio anche se paragonata alle prossime due birre Postina questa blanche è quasi bevibile.

Voto: 4,5/10

Postina IPA

Carbonazione elevata con bollicine che risalgono fino al bordo del bicchiere. Schiuma fine, pannosa e duratura, dal gusto dolce e piacevole, l’unica cosa decente che ho trovato in questa bevuta. Al naso arriva un sentore di vecchio che mi ricorda la dispensa della casa in montagna dei miei zii, nella quale si respirava un mix di formaggi stagionati, vino tendente all’aceto e roba stantia.

Il luppolo pare quasi assente, non avverto il profumo di erba fresca e appena tagliata che di solito riscontro nelle IPA e a sostituirlo c’è questo non so che di stantio appena descritto, accompagnato da puzza di gomma bruciata.

Sensazione che avverto anche bevendola, assieme a una forte presenza di diacetile che lascia sul mio palato un retrogusto ferroso. Visto il colore la prima cosa a cui ho pensato è stata di avere nel boccale una spremuta dei vecchi gettoni telefonici.

Dopo la prima sorsate l’ho versata nel lavandino ponendo fine alla questione. Prossima al disgustoso e non aggiungo altro.

Voto: 3/10

Postina strong ale

Al naso puzza di scorregge, ossidazione, caramello e un accenno di diacetile che sul palato sembra ballare la macarena per quanto è presente ed evidente.

In bocca torna prepotente anche la sensazione di ferro ossidato, mentre il finale amaro prova a mitigare il tutto cercando di rendere la bevuta quasi accettabile. Inutilmente visto che l’unica cosa che mi resta è una bruttissima sensazione di bruciato.

Il tutto arricchito da un retrogusto fatto di bestemmie e di domande, sul perché le ho comprate.

Voto: 3/10

Per chi lavora la Postina?

La linea di birre Postina, con anche una blonde ale oltre a quelle succitate, è un canale GDO di Target 2000 che dal 2008 produce birre per la grande distribuzione quali Lucilla, Contessa, Tosca, Arcana e BrewMaster’s Choice.

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