Duchesse de Bourgogne, la nobile.

Da quando ho iniziato ad apprezzare la birra di roba ne ho bevuta tanta, spesso robaccia di scarsa qualità o delle vere e proprie ciofeche, ma è la prima volta che mi capita un sapore così particolare, per certi versi assurdo. Ma andiamo per gradi.

Duchesse de Bourgogne, nobile (e acetica) decaduta

Birra che definire particolare è poco, a cominciare dal caratteristico odore di aceto che si sprigiona quando la si versa. Da perfetto ignorante in materia (le birre acide sono per me una novità avendone bevute solo due) ho pensato che fosse andata a male, cosa ovviamente impossibile non essendo vino.

Anche la prima sorsata fa pensare allo spunto acetico e il gusto sul palato mi fa tornare in mente vecchi ricordi come il “vino del contadino” spacciato sempre per genuino, ma inevitabilmente più utile per condire l’insalata che per accompagnare un primo piatto o una grigliata di carne. O quello fatto in casa da un mio amico che, per il prepotente mix di legno e aceto, avevamo ribattezzato il vino col rinculo (sorseggiandolo non si notava, ma una volta finito nello stomaco il sapore risaliva con una carica devastante che non potete immaginare).

Perché la sensazione che si ha assaggiando per la prima volta una Duchesse de Bourgogne è quella del vino allo spunto, quello bevevi quando eri un giovinastro senza grosse pretese e ti volevi sbronzare.

Vinco l’istintiva ritrosia e la voglia di svuotare la bottiglia nel lavandino (per fortuna ho comperato una da 25 cl) e provo con una seconda sorsata sforzandomi di analizzarla un po’ meglio. Ad onor del vero qualcosa d’interessante l’ho trovata, a partire dal bel colore rosso scuro tendente al marrone sul quale campeggia uno strato di schiuma molto sottile, non troppo compatto e duraturo. Quest’ultima caratteristica mi piace non poco quando si tratta di birre rosse dolciastre o leggermente fruttate.

È con la terza sorsata che riesco anche a scorgere gli aromi della Duchesse de Bourgogne, quel non so che di mele e di frutta (credo prugna) elegante, oserei dire piacevole.

duchesse de bourgogne

Il problema ovviamente resta la componente acetica così forte da far passare in secondo piano tutto il resto. Come ho subito sottolineato non sono abituato a questi sapori, e questo probabilmente influisce sul giudizio complessivo, ma onestamente non credo di voler ripetere l’esperienza. Almeno per adesso.

Se volete conoscere qualche altra cosa sulle caratteristiche di questa birra suggerisco la recensione di Area Birra.Io ho preferito evitare una digressione approfondita andando più di pancia, perché è la che è rimasto ancora il grosso della bevuta. Perché una birra all’aceto è dura da mandar giù, in tutti i sensi.

Un po’ di storia

Questa famigerata duchessa altri non era che Maria di Borgogna, figlia del duca Carlo I di Borgogna e di Isabella di Borbone. Divenne imperatrice del Sacro Romano Impero sposando Massimiliano I, al quale portò in dote il Ducato di Borgogna e la Contea di Fiandre, matrimonio che la rese la duchessa più potente e ricca d”Europa. È ricordata anche per essere la nonna paterna dell’imperatore Carlo V.

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